Terrorismo e rabbia: qual’è la tua reazione?

terrorismo e rabbia

terrorismo e rabbia

Con l’ultimo attentato dell’ISIS fatto venerdì 13 novembre a Parigi, si è sentito parlare molto spesso di azioni di rivendicazioni. Terrorismo e rabbia, due parole spesso associate secondo un processo di causa-effetto. Ma è possibile che subito dopo atti di terrorismo subentra un sentimento così forte come la rabbia accecante e vendicativa? Direi che la risposta alla nostra rabbia è proporzionata al senso di ingiustizia. In questi giorni ho riflettuto molto su quello che è successo a Parigi, sulle reazioni di politici, giornalisti e sui social, e mi sono chiesto come poter riuscire a gestire i sentimenti di rabbia e che tipo di reazione (o azione) è più appropriata dopo un attentato di terrorismo simile. Come psicologo mi trovo spesso a lavorare con persone che non riescono a gestire i propri sentimenti di rabbia in maniera costruttiva, e so quanto a volte la rabbia porta le persone ad agire in maniera inappropriata.

Se si va ad esaminare il meccanismo della rabbia e le conseguenze sulle persone, direi che i due opposti di reazione provocano danni. Reagire in maniera inappropriata, esagerata, o all’opposto non reagire, causa danni alla persona e soprattutto al suo benessere. Certo questo pensiero è frutto di studi e di lavoro clinico su singole persone, ma proviamo a vedere questo tipo di reazione in grande, estesa in un popolo o in più popoli. Da una parte troviamo dati di fatto di non reazione, come la musica che si è fermata, concerti rinviati e manifestazioni rinviate, dall’altra un attacco militare dall’odore di guerra.

Non è certo tramite questo articolo o in questo blog, che voglio dire ciò che è giusto o meno rispetto al da farsi, ma quello che voglio sottolineare e la parte su cui voglio concentrarmi è la gestione della rabbia dopo atti di terrorismo del genere.

Anche se è difficile, è importante incoraggiare tutti noi a non nascondere i propri sentimenti, ma lasciare che le nostre reazioni ci costringono a prendere una reazione appropriata.

Qual’è l’azione più appropriata in caso di terrorismo? Per rispondere a questa domanda è importante esplorare i propri sentimenti rispetto a ciò che è accaduto. In che modo?

  • Utilizzare l’auto-osservazione per notare i propri pensieri senza giudicarli. Spendere 5 minuti del proprio tempo per annotare i propri pensieri quando si pensa a ciò che è successo, senza censura. Pensare successivamente ad idee di azioni che potrebbero essere donazioni, organizzare una manifestazione, scrivere a leader politici circa le vostre preoccupazioni, ecc…
  • Mettere da parte la vostra lista su un foglio e rivederla il giorno dopo. Accanto ad ogni idea prova a scrivere i tuoi sentimenti. In questa seconda fase l’obiettivo è annotare i prorpi sentimenti accanto alle idee.
  • Al terzo punto, prova a rivedere la lista di idee con conseguenti valutazioni insieme ad amici o parenti provando a fare un gruppo di discussione. L’obiettivo in questo caso è che i commenti condivisi aiutano a far fronte allo stress accumulato.
  • Infine come quarta fase, scegli quale tipo di azione è più consona al tuo modo di essere, o quella che reputi adatta.

Non è importante sentirsi nel giusto a tutti i costi. Quando si rimane particolarmente sconvolti dopo azioni di terrorismo così efferate, è importante non chiudersi completamente in se stessi, ma avere la capacità in questo caso, come magari si fa anche in altre situazioni quotidiane, di riflettere e auto-osservarsi al fine di non accumulare stress indotto da simili notizie, o non farsi sopraffare da psicosi.

Amleto Petrarca

psicologo psicoterapeuta

immagine presa da google

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Dott. Amleto Petrarca
Dott. Amleto Petrarca
Psicologo e psicoterapeuta specializzato nella tecnica ISTDP. Curo personalmente da anni questo blog e la scrittura de numerosi articoli pubblicati all'interno. Ogni articolo viene scritto con la massima correttezza di info al fine di non diffondere news poco serie.

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