Come reagire al fallimento

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Il fallimento è sempre un’ esperienza demoralizzante e sconvolgente. Non sempre è facile controllare le cose difficili che accadono nella vita, ma in larga misura è possibile controllare il modo in cui si reagisce al fallimento. Il fallimento ci fa credere cose che non sono vere, ci paralizza, e influenza la probabilità di un successo futuro. A livello psicologico, si può reagire al fallimento auto-osservando l’impatto che esso ha sul modo in cui si reagisce, sui sentimenti e sulle emozioni. Di seguito elencherò alcuni suggerimenti utili che vi faranno capire come trasformare il fallimento in qualcosa di costruttivo.

Il fallimento cambia la percezione: quando si fallisce la percezione dell’obiettivo che si voleva raggiungere cambia notevolmente, il pensiero si distorce. E’ proprio questa distorsione che va ignorata. bisogna concentrarsi sul fatto che l’obiettivo è rimasto tale, non si è modificato.

Il fallimento distorce anche le percezioni sulle vostre capacità: non solo quindi viene distorto la visione sul nostro obiettivo, che ci sembra più difficile, grande e lontano, ma si distorce anche la percezione che si ha sulle proprie abilità. Le capacità vengono messe in discussione, così come l’intelligenza. Se si è  consapevoli che in realtà è un effetto della mente quello di sentirsi meno, l’impatto del fallimento è diverso.

Il fallimento fa credere di essere impotenti: una sensazione molto comune quando si fallisce è l’impotenza. Il fallimento provoca una ferita più o meno profonda, a seconda del proprio vissuto, delle proprie esperienze.

Il fallimento può creare una paura del fallimento: è come il circolo vizioso che si crea anche con gli attacchi di panico. Fallire porta la paura di fallire. Alcuni psicologi sono convinti che alla base ci sia la paura di avere successo. Psicologicamente la persona tenderà non più a perseguire con caparbietà il successo, ma invece cercherà di evitare le situazioni spiacevoli. Ciò significa che le proprie energie vengono impiegate in maniera errata.

Il fallimento crea auto-sabotaggio: uno dei modi più comuni che una persona può adottare per evitare il senso di fallimento è l’auto-sabotaggio. In questo modo inconsciamente o consciamente si cerca l’alibi, la giustificazione per non essere riusciti a raggiungere il proprio scopo. Un esempio è andare ad una festa la notte prima degli esami sostenendo di essere stanchi, o l’insorgere di sintomi psicosomatici, come mal di testa, mal di pancia, ecc.

La paura del fallimento può essere trasferita da padre in figlio: spesso succede che il fallimento dei genitori ricade sui figli. La negatività viene trasmessa tramite atteggiamenti, discorsi, stati di ansia che faranno crescere una persona carica di aspetti negativi, in cui è meglio vedere il bicchiere mezzo vuoto piuttosto che mezzo pieno. Spesso durante una fase di coaching o di terapia psicologica, si riesce a capire che il problema di fondo è proprio questo.

Il fallimento crea ansia da prestazione: in modo reciproco l’ansia da prestazione si ha specie in una situazione in cui è già avvenuto un fallimento. Non solo ciò avviene in ambito professionale, ma lo si può notare anche in ambito sessuale, sportivo.

Alimentare la forza mentale: la forza mentale va alimentata come funziona con la forza fisica. Nella situazione di fallimento, infatti, la demoralizzazione come conseguenza, cala anche la volontà, la forza mentale. E’ opportuno essere introspettivi, e ricaricare le energie per esempio con tecniche di rilassamento come il training autogeno.

Concentrarsi sulle variabili che si hanno sotto controllo: dopo un fallimento è fondamentale non azzerare tutto, ma cercare di capire cosa si è tenuto ancora sotto controllo, quali aspetti, esempio la concentrazione, le conoscenze, le abilità. Bisogna essere perciò più razionali,come punto di partenza in cui si valutano le competenze, le lacune e affrontare nuovamente la sfida.

Amleto Petrarca

psicologo-psicoterapeuta 

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